{"id":131,"date":"2016-04-30T18:40:38","date_gmt":"2016-04-30T22:40:38","guid":{"rendered":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/?p=131"},"modified":"2017-04-09T14:22:00","modified_gmt":"2017-04-09T18:22:00","slug":"suid011","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/?p=131","title":{"rendered":"Alessandro Luzio, &#8220;Amarilli Etrusca&#8221;"},"content":{"rendered":"<div id=\"aei-root\" lang=\"en-GB\"><!-- suid=11 --><\/p>\n<dl id=\"aei-dl-meta\">\n<dt>Performer Name:<\/dt>\n<dd> Bandettini<\/dd>\n<dt>Performance Venue:<\/dt>\n<dd>&nbsp;<\/dd>\n<dt>Performance Date:<\/dt>\n<dd class=\"aei-half-line-below\">&nbsp;<\/dd>\n<dt>Author:<\/dt>\n<dd> Luzio, Alessandro<\/dd>\n<dt>Date Written:<\/dt>\n<dd> 1910<\/dd>\n<dt>Language:<\/dt>\n<dd class=\"aei-half-line-below\"> Italian<\/dd>\n<dt>Publication Title:<\/dt>\n<dd> Studi e bozzetti di storia letteraria e politica<\/dd>\n<dt>Article Title:<\/dt>\n<dd> Amarilli Etrusca<\/dd>\n<dt>Page Numbers:<\/dt>\n<dd> 123-139<\/dd>\n<dt>Additional Info:<\/dt>\n<dd class=\"aei-half-line-below\">&nbsp;<\/dd>\n<dt>Publisher:<\/dt>\n<dd> L.F. Cogliati<\/dd>\n<dt>Place of Publication:<\/dt>\n<dd> Milan<\/dd>\n<dt>Date Published:<\/dt>\n<dd> 1910<\/dd>\n<\/dl>\n<p class=\"aei-one-line-down\"><strong>Text:<\/strong><\/p>\n<blockquote id=\"aei-blockquote\"  lang=\"it\">\n<p>Sfogliando il ricchissimo carteggio dell&apos;ab. Saverio Bettinelli, posseduto dalla Bibl. Comunale di Mantova, mi ha colpito la copiosa corrispondenza ch&apos;egli ebbe con Teresa Bandettini; l&apos;improvvisatrice, un tempo famosa col nome di Amarilli Etrusca. <\/p>\n<p>Sono infatti ben centodieci le lettere di Amarilli Estrusca al Bettinelli; pi\u00f9 la copia di un&apos;altra a Fernando Arrivabene, il commentatore di Dante. La Bandettini si vantava di essere figlia adottiva &#8230;in poesia dell&apos;ex-gesuita &#8212; il &quot;gran Diodoro&quot;, l&apos; &quot;immortale Diodoro&quot;, come invariabilmente lo chiama dal nome arcadico &#8211;; e ad esso perci\u00f2, come a padre e maestro, dava continuo e minuto ragguaglio delle vicende or liete or tristi della sua vita artistica, versando con pieno abbandono o l&apos;ebbrezza de&apos; molti facili trionfi, o gli sconforti non meno frequenti per le delusione e le angustie finanziarie che a quelli si alternavano. Scrive gi\u00f9, a volo di penna, massacrando spesso l&apos;ortografia e la sintassi, e sempre con francesismi, con frasi ampollose attinte a quel gergo retorico-mitologico che faceva le spese delle sue improvvisazioni. Incredibile \u00e8 la fatuit\u00e0 ingenua con cui parla di s\u00e8 e de&apos; suoi successi &#8212; o <i>incontri<\/i>, com&apos;essa dice &#8211;, pigliando sul serio tutte le lodi pi\u00f9 iperboliche e pi\u00f9 strambe degli ammiratori e de&apos; vagheggini che le erano attorno. Ogni sua Accademia \u00e8 stata un avvenimento; tutte le volte folla da soffocare, applausi strepitosi di mani &#8230; e di piedi; e sempre ella ha &quot;superato s\u00e8 stessa&quot;. Raramente per\u00f2 corrispondono i risultati materiali, i doni o gli <i>incassi<\/i>: e il pi\u00f9 spesso \u00e8 costretta a pascersi di speranze. La povera donna, che va soggetta a convulsioni terribili, forse per l&apos;orgasmo di quella vita nomade e le sforzate esaltazioni del Dio agitante, \u00e8 continuamente preoccupata del domani, non tanto per s\u00e8 quanto pel marito malaticcio e per il suo bambino che la seguivano in quelle peregrinazioni; e dei quali parla sempre con grande tenerezza. Bench\u00e8 gi\u00e0 ballerina, bench\u00e8 esposta di continuo alle seduzioni de&apos; galanti, la Bandettini, sia detto a sua lode, non diede mai presa alla maldicenza e si mantenne illibata. <\/p>\n<p>Vi sono dunque delle notizie assai curiose in queste lettere, e forse buona parte se ne potrebbe pubblicare col titolo &quot;Splendori e miserie della vita di un&apos;improvvisatrice&quot;; a me baster\u00e0 semplicemente di spigolare con qualche larghezza in questo carteggio, che non \u00e8 de&apos; meno interessanti della ricchissima corrispondenza Bettinelli.<\/p>\n<p>La prima lettera conservataci (1) ha la data di Roma 29 gennaio 1794. La Bandettini racconta d&apos;esser stata ad una seduta dell&apos;Arcadia: e per le acclamazioni degli astanti al suo apparire, il Predicatore &quot;che faceva la prosa sopra il divin nascimento, dovette tacere&quot;; n\u00e8 gli altri furono pi\u00f9 ascoltati dal pubblico impaziente di applaudire le improvvisazioni di lei. &quot;Tutti questi Cardinali e Principi mi prodigano il titolo di <i>divina<\/i> ed assicurano di non aver sentito mai di meglio e che io sola ho dimostrato quanto si possa dire improvvisando&quot;. Ha gi\u00e0 degli inviti per molte Accademie: dal Duca di Ceri, dal Senator Rezzonico, dal Principe Pugnatoschi (<i>sic<\/i>), che in Arcadia le diede l&apos;argomento &quot;<i>Colombo in America<\/i>&quot; e vuol meglio gustarla in un&apos;eletta riunione di famiglia. L&apos;Arcadia collocher\u00e0 presto solennemente il suo ritratto nel serbatoio. Ci\u00f2 che avvenne infatti il 2 marzo, con un&apos;Accademia &quot;nella quale lesse il suo bravo componimento anche l&apos;<i>abate<\/i> &quot;Vincenzo Monti&quot; (2).<\/p>\n<p>Con lettera 3 aprile, Amarilli informa il Bettinelli di due grandi successi: dell&apos;Accademia cio\u00e8 data in casa del Duca di Ceri, che le ha fruttato 100 doppie; e di un&apos;altra presso la contessa tedesca di Solmes, presenti il nipote del Re di Polonia e il Principe Augusto, figlio del re d&apos;Inghilterra. A Roma sono tutti pazzi di lei, ed ha avuto l&apos;offerta di un assegno annuale perch\u00e8 non ne parta mai pi\u00f9. &#8212; La lasci\u00f2 invece l&apos;anno dopo, per recarsi nel giugno a ricevere dalle mani del Bettinelli la corona olimpica, in un&apos;adunanza dell&apos;Arcadia mantovana (3).<\/p>\n<p>Nel settembre 1795 pass\u00f2 a Lucca sua patria, dove la si era attirata con lusinghiere promesse: ma fu una delusione compelta, e se ne sfoga amaramente col Bettinelli, usando un linguiaggio tragicomico divertentissimo: &quot;Le speranze che voi ed io nutrivamo si dissipano, l&apos;avarizia e l&apos;ingratitudine ne fan guerra. Pi\u00f9 non si parla di ricompensa, mi si profondono lodi e nulla di pi\u00f9 quanto \u00e8 sterile l&apos;alloro! A dirvi la verit\u00e0 io son piccata, e lo sono a segno di tacere a tutti l amia prossima partenza, tanto qui non v&apos;\u00e8 d&apos;attender di meglio, che farci? Voi che siete lo storico de&apos; miei fasti, ponete tra questi ancora questo cattivo evento, cos\u00ec Amarilli uguaglier\u00e0 in fortuna <i>il cantor di Goffredo e quel d&apos;Orlando<\/i>. Ora andate a credere alle promesse! tante premure acci\u00f2 io ritornassi, tante lettere per poi darmi una solenne canzonatura! Io se pi\u00f9 resto non mi fido della mia prudenza, temo un momento d&apos;estro che improvvisar mi facci ain prosa delle verit\u00e0 disgustose. La politica non \u00e8 stato mai il partaggio (<i>sic<\/i>) de&apos; poeti, io a parer vostro son poetessa, potrei porre in opra ci\u00f2 che non posseggo?&quot;<\/p>\n<p>La Bandettini torn\u00f2 tuttavia a Lucca tre anni dopo, e allora ebbe la fortuna d&apos;incontrarvi il Miollis, quel buon diavolo di generale francese, che si sbracciava a fare il mecenate nell&apos;Italia depredata dai suoi connazionali. Amicissimo del Bettinelli, il Miollis accord\u00f2 subito ad Amarilli la pi\u00f9 calorosa protezione, malgrado ella fosse in sospetto per certe poesie anti-francesi. Scrive infatti al Bettinelli d&apos;aver dovuto dapprima &quot;palpitare non poco&quot; tanto pi\u00f9 che &quot;delle persone caritatevoli <i>le<\/i> fecero onoratamente la spia&quot;; ma se la cav\u00f2 con qualche dolce rimprovero. Una lettera del Miollis, a cui seguono poche righe dela Bandettini, ci d\u00e0 le impressioni pi\u00f9 entusiastiche di qeusto incontro del generale francese con la poetessa. &quot;J&apos;ai eu le bonheur &#8212; scrive il Miollis al Bettinelli, dell&apos;ottobre 1798 &#8212; citoyen cher collegue, de trouver ici la Sapho moderne&quot;; e si \u00e8 affrettato a presentarle i suoi omaggi, per le tante virt\u00f9 che la rendono cara agli amici delle arti, delle lettere e dell&apos;umanit\u00e0! L&apos;ha trovata quale il Bettinelli glie l&apos;aveva descritta: e si profonde nelle pi\u00f9 enfatiche lodi per Amarilli. La quale a sua volta aggiunge, a tergo del foglio stesso, che il Miollis ha tolto, come Virgilio, anche lei &quot;dall&apos;oblivione&quot; alludendo alle note feste, fatte celebrare in Mantova dal generale francese per <i>l&apos;altissimo poeta<\/i> (4).<\/p>\n<p>Il Miollis part\u00ec da Lucca nel febbraio del &apos;99, affidando la Bandettini alle grazie de&apos; suoi commilitoni, il Serrurier, il La Tour, che le promettevano una splendida fortuna. Ma essa era sempre in penosa incertezza: &quot;penso che ho dei bisogni &#8212; lettera 22 febbraio &#8212; e ho una famiglia e una madre vecchia da mantenere, nel momento che non posso trar profitto com&apos;altre volte da&apos; miei successi&quot;. Pi\u00f9 tardi annunziava esser venuto l&apos;ordine da Parigi di farle un regalo a nome della nazione francese: &quot;il generale La Tour vuole che sia di trentamila lire tornesi, per\u00f2 vedo una certa lentezza nel pagamento che non mi piace, gi\u00e0 che avrei estremo bisogno&quot;. E in realt\u00e0 non ebbe mai nulla, e doveva consolarsi con &quot;le Muse solitarie&quot; di queste delusioni e del silenzio, a cui i tempi procellosi constringevano il suo estro di improvvisatrice. Del primo dicembre 1799 annunzia al Bettinelli un poemetto in tre canti sulla villeggiatura di Viareggio; del 15 scrive che sta rivedendo &quot;la gi\u00e0 da tanto tempo incominciata <i>Teseide<\/i>&quot;, e ne ha limati i primi sei canti. Il Bettinelli le era prodigo di approvazioni entusiastiche; ed Amarilli, con un lampo di buon senso, lo scongiurava di esser giudice pi\u00f9 severo: &quot;taccia l&apos;amico, il maestro indulgente, avvertitemi ove io abbia mancato acciocch\u00e8 sappia correggermi per l&apos;avvenire&quot;. Ma l&apos;autore delle <i>Lettere virgiliane<\/i> non trovava che plausi per la borra poetica inesauribile della Bandettini: e questa sempre pi\u00f9 baldanzosa gli esponeva i grandiosi disegni della sua <i>Teseide<\/i>. Da Modena, dove la troviamo nel gennaio 1800, dopo breve sosta a Bologna per un&apos;accademia che le riusc\u00ec come sempre fortunatissima, scriveva in proposito al Bettinelli: &quot;Il piano della mia <i>Teseide<\/i> lunga cosa sarebbe descriverlo, per\u00f2 vi dir\u00f2 che principalmente vi campeggia l&apos;impresa del Minotauro. Non sarebbe difficile, quando io trovassi un illustre mecenate il farlo discender da Teseo, pi\u00f9 d&apos;un loco me ne offre il campo. Egli va all&apos;inferno, scortato dai consigli d&apos;Anfiarao che in quei tempi si era ritirato in un&apos;isola onde non andare a Tebe: questo Anfiarao istruisce il mio eroe di molte cose, e qui pure potrei come Melissa a Bradamante farlo profetizzare eroi e trionfi&#8230; Ma dove \u00e8 il Principe che ambisca all&apos;onore di discendere dagli Eretidi?&quot;<\/p>\n<p>Bisognava intanto procurarsi da vivere e la Bandettini smise il poema per intraprendere un giro artistico, munita di molte commendatizie che le di\u00e8 il Bettinelli. Fu a Venezia nell&apos;aprile del 1800 e non ebbe che a lodarsi delle accoglienze cordiali, avute dal Pindemonte e dalla Albrizzi. Aveva incontrato parecchi prelati, conosciuti a Roma, che accrebbero l&apos;aspettativa intorno a lei: e in una prima accademia al casino Turri, cantando al piano, fece &quot;furore&quot;. Da una seconda accademia, del 18 aprile, ricav\u00f2 la bella somma di 220 ducati: la Albrizzi stessa si era data attorno per esitare i biglietti (5). Da Venezia, nel giugno, ripass\u00f2 a Mantova; e tutta quell&apos;estate si trattenne a Modena. In una lettera del 10 luglio \u00e8 notevole quest&apos;accenno oscuro ad una relazione che ella giudicava compromettente: &quot;Io sto bene lungi dai rumori, e dalle lusinghe d&apos;una persona, che la sua (<i>sic<\/i>) amicizia mi potrebbe esser pericolosa: il conte Murari vi dir\u00e0 chi \u00e8&quot;. Ma non ne parla mai pi\u00f9: ed \u00e8 la sola volta che si possa intravedere nella Bandettini una lontana debolezza per le insistenti premure di qualche ammiratore: forse del Miollis. &#8212; Dall&apos;ottobre del 1800 al febbraio del 1801 ella fu a Parma, dove dal R. Infante ebbe splendido trattamento e cospicui doni: tra gli altri una bellissima ripetizione d&apos;oro. Nel maggio diede accademie a Brescia; nel giugno a Bergamo, dove de&apos; pi\u00f9 infervorati ad applaudirla era il vescovo Dolfin, buon letterato, che la fece &quot;padrona della sua casa e della sua tavola&quot; (Lettera 10 giugno). &#8212; Era stanca, affranta; gi\u00f9 di salute anche il marito, e il bambino pel quale sopratutto era agitatissima; ma non poteva darsi riposo: &quot;le malattie e le spese fatte &#8212; scriveva l&apos;8 luglio &#8212; mi pongono nella necessit\u00e0 d&apos;abusare effettivamente de&apos; miei talenti&quot;. In quel mese era a Verona, dove il Miollis e Silvia Verza non mancarono di prestarle il pi\u00f9 valido appoggio. &quot;Qui pure &#8211;lett. 23 luglio&#8211; ho sofferto un orribile attacco di convulsioni unito a un male eccedente di stomaco, da cui mi liberai merc\u00e8 un emetico da me richiesto ed inghiottito coraggiosamente la vigilia istessa della mia accademia&quot;. Ma al Bettinelli, che si preoccupava della salute di lei, Amarilli, rianimata dal successo, scriveva qualche giorno dopo: &quot;Non vi ponete in pena&#8230; un resto di giovent\u00f9 e tutto il vigor di un&apos;anima che brucia di desiderio di segnalarsi, la vincono sulla gracile tessitura del mio corpo. Fin che mi aiuta il coraggio mi rido dei mali alla cui vista inorridiscono le lezionse femmine moderne&quot;. &#8212; Il 5 agosto dava una seconda accademia, pi\u00f9 brillante ancora, dinanzi a un pubblico fiorito, con gran numero di dame eleganti, tra le quali la Verza si levava &quot;siccome Cinzia fra minori stelle. &quot;&#8211;Vedete? improvviso versi scrivendo in prosa, segno che la mia testa \u00e8 tuttora esaltata&quot; (6).<\/p>\n<p>A Verona capit\u00f2 un caso curioso alla Bandettini per parte di quell&apos;originale del Miollis. Infatuato della poetessa aveva fatto stampare un volumetto elegantissimo di <i>Rime estemporanee di Amarilli<\/i> (6); composizioni intere, e frammenti raccolti nelle sue molte accademie. V&apos;era un ritratto della Bandettini, disegnato dal Guillon, ed assai infelice per la posa goffa di ispirata con cui la rappresenta (7): e sotto, questi versi &quot;Ravvisa un Nume nel divin sembiante &#8212; Gareggian Marte amico, Apollo amante&quot; &#8212; del Miollis stesso. Il quale aveva aggiunto una sua prefazione al volume, e un&apos;<i>Epistola<\/i> direttagli per l&apos;occasione da Amarilli. Pareva naturale alla poetessa che di questa stampa il generale dovesse darne a lei molti esemplari, per rispondere alle numerose richieste che aveva da tutte le parti: ma il Miollis voleva serbare la maggior rarit\u00e0 alla raccolta, e malgrado le pi\u00f9 vive insistenze non gliene lasci\u00f2 che pochissime copie (Lettera 16 luglio). <\/p>\n<p>La Bandettini s&apos;era decisa a varcare le Alpi, e tentar la fortuna a Vienna: le accoglienze ricevute a Treviso dalla guarnigione tedesca la avevano riempita delle pi\u00f9 liete speranze. &quot;Vi assicuro &#8212; diceva al Bettinelli, lettera 21 agosto da Treviso &#8212; che i tedeschi non sono antipatici, io gli trovo gentilissimi e generosi, e molto spero della mia gita a Vienna&quot;. Vi arriv\u00f2 negli ultimi d&apos;ottobre del 1801, e dapprima incontr\u00f2 qualche diffidenza, perch\u00e8 la si sapeva favorita dal Miollis. Ma nel gennaio seguente era gi\u00e0 all&apos;apice della fama. &quot;Io son molto stimata in questa gran capitale &#8212; Vienna, 14 gennaio 1802 &#8212; si parla di me con gran trasporto da tutti, le gazzette fanno di me onorata menzione, cosa veramente strana, giacch\u00e8 io sono persuasissima e per me stessa e per lor confessione <i>che non m&apos;intendono!<\/i> Aveva improvvisato dinanzi all&apos;Imperatrice e all&apos;Arciduca Ferdinando: e dalla prima aveva avuto molte promesse e graziosissime udienze particolari. &quot;Ora &#8212; soggiungeva &#8212; sto componendo un dramma per questo teatro, anzi un mostro poich\u00e8 vogliono che si rinunzi al buon senso. Avr\u00e0 per titolo <i>La morte di Ettore<\/i>, devo storpiare Omero se voglio servire ai pregiudizi chiamati <i>convenienze teatrali<\/i> dei due eroi che rappresentano Achille ed Ettore. \u00c8 forza per\u00f2 piegare alla necessit\u00e0 e sacrificare a certe viste particolari l&apos;onor delle Muse e d&apos;Apollo. Il Metastasio fu fortunato, egli scriveva in tempi in cui la musica era ligia della poesia; ora questa \u00e8 una schiava tiranneggiata dal capriccio di poche note in cadenza. Da banda adunque gli scrupoli, io far\u00f2 un&apos;opera come un intercalare con le rime obbligate e baller\u00f2 sulla corda co&apos; pi\u00e8 legati. I dotti mi compatiranno, gli sciocchi mi applaudiranno, ed io intanto ne trarr\u00f2 profitti, giacch\u00e8 alcun non ne avrei se mi stessi con le mani in mano&quot;. E a Vienna la vita era assai cara. <\/p>\n<p>&quot;Il mio dramma &#8212; scriveva il 4 marzo &#8211;, bench\u00e8 a senso mio mostruoso, \u00e8 stato trovato mirabile. Sar\u00e0 posto in scena con tutto lo sfarzo, e con una musica divina del celebre maestro Paer ch&apos;\u00e8 trasportato sino al fanatismo per questo libretto&quot;. Ma per allora invece non fu pi\u00f9 rappresentato, essendo il Paer stato chiamato a Dresda da altri impegni; tuttavia la Bandettini si diceva lieta d&apos;aver ricevuto per quel libretto un lauto compenso, assai pi\u00f9 che non avrebbe meritato. E, costretta di vivere alla giornata, di questo genere di composizioni <i>mercantili<\/i> ne fece a Vienna parecchie. &quot;In Italia &#8211;lettera 15 giugno 1802 &#8212; bisogna pensare alla fama, qui all&apos;utile: ed io ho inteso benissimo questa necessit\u00e0, e ne ho profittato in varie composizioncelle che non mi hanno portato altra fatica che quella di scriverle.&quot; Anche a Vienna per\u00f2, alle molte speranze della Bandettini, non risposero i fatti. Ella ne incolpava sopratutto la guerra sorda de&apos; connazionali. &quot;Vi assicuro &#8212; scriveva nella stessa lettera al Bettinelli &#8212; che la peggior razza che qui alligni \u00e8 quella degli Italiani: sono essi i nemici di chiunque qui giunge, e a dritto e a torto fanno la guerra ai loro compatrioti, invidiando ad altri quel bene ch&apos;essi non possono sperare&quot;. Le si era proposto di restare con annuo assegno per fornire i libretti musicali al Teatro aulico: ma non si concluse nulla. Le si fece balenare la probabilit\u00e0 di essere <i>attaccata<\/i> all&apos;Imperatrice &quot;essendo questa sovrana amante dello studio&quot; come lettrice e custode &quot;della sua biblioteca secreta&quot; (lettera 14 maggio); ma tutto and\u00f2 in fumo. L&apos;Imperatrice per altro le regal\u00f2 una bellissima corona e 300 fiorini, dopo un&apos;Accademia nella quale la Bandettini s&apos;era fatta grande onore, improvvisando su&apos; quattro temi, che le avevan dato l&apos;Imperatrice stessa e la granduchessa di Toscana: Admeto e Alceste &#8212; I vaticini di Cassandra &#8212; Chi sia pi\u00f9 da stimarsi se l&apos;Ariosto o il Tasso &#8212; Il ritorno di Cicerone&quot; (Lettera c.s.).<\/p>\n<p>Nel settembre la Bandettini era gi\u00e0 di ritorno a Modena, e si proponeva di ripigliare la <i>Teseide<\/i> e darvi l&apos;ultima mano: ma due mesi dopo doveva ancora mettersi in giro per guadagnare il pane. Fu nel dicembre a Milano: e da un&apos;accademia ricav\u00f2 novanta zecchini (lett. 9 dicembre 1802). &quot;Il comun voto degli italiani &#8212; scriveva allora &#8212; sarebbe che la Repubblica mi provvedesse, mal soffrendo ch&apos;io nuovamente debba mendicare la mia esistenza oltremonte: si vuole pur anco che cos\u00ec pensi il vice presidente, ma io non me ne persuado&quot;. E invero il Melzi non se ne dava per inteso: ed Amarilli in angustia gemeva per la lontananza del Miollis. Egli era a Nizza, ritirato: coltivando gli aranci, gli olivi, gli studi; questo \u00e8 quanto la Bandettini sapeva &quot;del moderno Cincinnato&quot; (lett. 8 gennaio 1803).&#8211;Part\u00ec dunque da Milano per Genova, dove trov\u00f2 nel Saliceti un protettore zelante, ed anzi l&apos;augurato Mecenate per la sua <i>Teseide<\/i>. In un&apos;accademia che Amarilli diede l\u00e0 nel marzo, fu il Saliceti che le propose questo tema: &quot;il dispiacere che risentito avrebbe la posterit\u00e0 per non essere vissuta ai giorni nostri&quot;. La Bandettini riferisce lungamente all&apos;Arrivabene &#8212; lett. 5 marzo &#8212; lo svolgimento che fece di questo tema in una trentina di ottave, cos\u00ec felici da meravigliarne lei stessa. Accenn\u00f2 alle pi\u00f9 recenti scoperte della fisica e dell&apos;astronomia, alla rigenerazione degli Americani, poi inforc\u00f2 il suo cavallo di battaglia &#8212; Buonaparte, descrivendone la discesa in Italia &quot;pi\u00f9 grande di Annibale&quot;, la campagna di Egitto, l&apos;assedio di Genova, la battaglia di Marengo. &quot;Qui &#8212; soggiunge &#8212; un certo avvocato Ardizzoni ha ritenuto alcune ottave sdrucciole, ma ch&apos;io non so, le quali esprimono la battaglia&quot;. Le altre et\u00e0, concluse, ci invidieranno dunque d&apos;aver assistito a tante meraviglie di un eroe straordinario: e non volle finire senza una frecciata al suo rivale, al Gianni (7) che aveva preteso di essere degno poeta di Buonaparte. Ella nomina irosamente il Gianni &quot;qual disgraziato gobbo rettile di libert\u00e0&quot; &#8212; il &quot;Don Chisciotte di Parnaso&quot; &#8212; e gli rende la pari, dicendo che \u00e8 stato completamente battuto e smascherato. La Bandettini avvertiva poi che fra breve avrebbe dato un&apos;altra accademia, ed in teatro: &quot;lasciati da parte tutti i pregiudizi che altre volte aveva nel prodursi in teatro. Si tratta di fare un buon colpo&quot; &#8212; d&apos;intascare cio\u00e8 molti denari.<\/p>\n<p>In primavera and\u00f2 a Ferrara dove il Minzoni le fu cortesissimo, tanto che ella scherza col Bettinelli presentandoglielo come un rivale; e di l\u00e0 fece un lungo giro, abbastanza fortunato, in Romagna (lett. da Modena 26 settembre) per restituirsi in autunno a Modena. Curiosa una lettera del 19 novembre, in cui si scaglia contro un recente denigratore (8) del Petrarca, che ha voluto trovare equivoche le relazioni di messer Francesco con Madonna Laura. &quot;Tutti i platonici e in particolar modo voi ed io &#8212; scrive al Bettinelli &#8212; dobbiamo insorgere contro l&apos;audace che ha attentato alla purezza dell&apos;amore del nostro maestro&quot;. E del 7 febbraio 1804, inviando al Bettinelli un <i>congedo ad amore<\/i>, avvertiva: non \u00e8 che uno scherzo; &quot;ch&apos;io se veramente fussi stata sulla vita galante non avrei s\u00ec presto avuto la forza di licenziare l&apos;amore&#8230; Se la primavera per me \u00e8 finita non so per\u00f2 al decembre. Io ho voluto parlando di me insegnare ad alcune donne che nel crescere degli anni mancano di cervello&quot;. <\/p>\n<p>Nata a Lucca nel 1763, la Bandettini, a ormai quarant&apos;anni compiuti, si ritirava dalla scena, avendo finalmente ottenuta la tanto sospirata pensione (lett. 15 febbraio 1804). Voleva adesso attendere tranquillamente all&apos;educazione del figlio, e vivere in modesta agiatezza col marito &quot;con la solita buona intelligenza e tenera amicizia&quot; (lett. 25 novembre): si sarebbe soltanto occupata della pubblicazione della <i>Teseide<\/i>, ambiziosa persino di &quot;contrastare la palma al Monti!&quot; La stmapa del poema e la sua riuscita finanziaria, le diedero molto da fare dal giugno 1804 al luglio 1805: mecenate era il Saliceti, editore il Gozzi di Parma, revisori il Bettinelli ed il Coccapani &quot;uomo sincero e dotto&quot; (lett. 19 agosto 1804). Il Bettinelli l&apos;aiut\u00f2 molto anche a trovare associati: la Albrizzi ne fece a Venezia una <i>retata<\/i>. Con tutto ci\u00f2 per le agitazioni politiche, onde l&apos;Italia era travagliata, la Bandettini trepidava del successo materiale del poema: era esposta con lo stampatore per 18 mila lire, senza contare le legature, i trasporti, i dazi d&apos;egresso: e s&apos;affannava e insisteva per riscuotere le associazioni (lett. 9 ottobre 1805). Inutile dire le lodi che accolsero la <i>Teseide<\/i>: con una fatuit\u00e0 veramente grottesca la Bandettini arriva a scriver sul serio (lett. 25 settembre 1805) che &quot;i posteri le daranno <i>fors&apos;anco loco<\/i> loco non inferiore fra i molti nostri epici!&quot;. Povera Amarilli! Quest&apos;ultimo estratto della sua corrispondenza col Bettinelli &#8212; che poi sino al 1808, anno in cui questi mor\u00ec, non offre pi\u00f9 nulla di notevole &#8212; ci prova sino a quali ambiziosi ardimenti l&apos;avessero spinta gli effimeri successi d&apos;Accademia. La Bandettini mor\u00ec nel 1837 (9): e dopo cinquant&apos;anni, chi ricorda pi\u00f9 la sua <i>Teseide<\/i> ed anche la sua fama d&apos;improvvisatrice? Quanto a me, soltanto a scorrere la rara raccolta, dovuta al Miollis, delle rime estemporanee di Amarilli Etrusca, in quell&apos;affliggente uniformit\u00e0 di argomenti, che si prestava cos\u00ec bene alle meccaniche simulazioni dell&apos;estro poetico, trovando sempre la stessa robaccia da zibaldone &#8212; come non a torto notava il malevolo Gianni &#8212; confesso d&apos;aver provato un senso insuperabile di stanchezza e di tedio. <\/p>\n<\/p>\n<p>(1) Da lettere di Ferdinando Arrivabene al conte Murari (unite alla corrispondenza Bettinellil) si rileva sicuramente che la relazione del &quot;gran Diodoro&quot; con Amarilli era anteriore al 1793. L&apos;Arrivabene, studente allora a Pavia, parla con entusiasmo della Bandettini che aveva dato l\u00e0 delle Accademie, facendo persino il miracolo di riunire, per sentirla, molti professori che eran tra loro come &quot;guelfi e ghibellini&quot;. In una lettera del 25 marzo 1793, pubblicata dal Trevisan (nel giornale <i>Il Baretti<\/i>, 18 giugno 1874), descrive prima, con sarcasmo, un&apos;accademia di certo De Angelis pittore e improvvisatore, presentatosi in abito magnifico &quot;di velluto, colla spada al fianco, coll&apos;ordine al petto&quot; e lo qualifica un ciurmatore e un asino, che aveva soltanto saputo accaparrarsi le signore con le sue smorfie di cicisbeo; ma quanto alla Bandettini, si mostra addirittura fanatico. Ne ripete molti versi afferrati a volo, e afferma ch&apos;essa \u00e8 l&apos;ammirazione de&apos; pi\u00f9 illustri professori: &quot;Spallanzani \u00e8 sempre con lei e vorrebbe che studiasse la storia naturale. volta la vorrebbe profonda nell&apos;elettricit\u00e0&quot;. <\/p>\n<p>(2) Ademollo, <i>Un generale francese amico delle muse in Italia<\/i>, in <i>Domenica del Fracassa<\/i>, anno II, n  5. L&apos;A. parla del Miollis, e fra l&apos;altro tocca delle sue relazioni con la Bandettini, di cui vedremo in seguito.<\/p>\n<p>(3) Cfr. Ademollo, <i>Art. cit.<\/i>, che reca in proposito una lettera della Bandettini. &#8212; Dagli avvisi di Mantova, n  25, 19 giugno, 1795 (Bibl. dell&apos;Acc. Virgiliana) riporto questa amena relazione della cerimonia: &quot;Venerd\u00ec sera, 12 del corrente, nel Teatro di questa R. Accademia, previo il solito permesso, fu poi tenuta la scritta solenne adunanza de&apos; Pastori Arcadi della Colonia Virgiliana per la celebrazione de&apos; giuochi olimpici d&apos;Arcadia in onore di <i>Amarilli Etrusca<\/i>, cio\u00e8 della celebre poetessa estemporanea signora Teresa Bandettini. Fatti precorrere i consueti inviti alla nobilt\u00e0, ufficialit\u00e0 e cittadinanza, si congregarono gli Arcadi stessi nel suddetto teatro, riccamente illuminato e pieno di spettatori d&apos;ogni ordine, verso le ore 9, al suono di un&apos;allegra sinfonia eseguita dai Professori e Dilettanti della Classe filarmonica della R. Accademia; e il sig. conte Girolamo Murari della Corte, in qualit\u00e0 di Vice-Custode della Colonia, diede principio all&apos;Adunanza con un&apos;elegante Prosa pastorale allusiva all&apos;indicata solennit\u00e0; dopo di che apr\u00ec la recita delle poesie con un suo spiritoso sonetto in lode di <i>Amarilli<\/i>. Frattanto che si eseguiva una seconda sinfonia, vennero raccolti nelle prime file dell&apos;uditorio diversi temi in iscritto, che furono poi presentati alla signora Bandettini, la quale avendone presi due a sorte, improvvis\u00f2 tosto sopra uno di essi che versava sull&apos;<i>incontro di Fedra e d&apos;Ippolito negli Elisi<\/i>. Al di lei canto fece eco una terza sinfonia, dopo la quale ebbe luogo la recita de&apos;componimenti poetici di otto Arcadi, seguendo l&apos;ordine alfabetico de&apos; loro nomi pastorali, giusta l&apos;elenco che ne fu distribuito. Sorse quindi nuovamente la predetta Poetessa, e fecesi ad improvvisare in ottava rima, sopra il secondo tema, che aveva per oggetto <i>Polifemo accecato nell&apos;antro da Ulisse<\/i>. Tanto il primo, quanto il secondo di questi suoi canti estemporanei, che furono generalmente applauditi nell&apos;atto che i musicali stromenti concedevano il conveniente riposo all&apos;attenzione dei folti uditori, intrecciarono molto opportunamente la recita de&apos; componimenti degli altri otto Arcadi, terminata la quale fu per ordine della Colonia offerto ad <i>Amarilli<\/i> il premio de&apos; giuochi olimpici, consistente in una corona d&apos;alloro. Non si trattenne la coronata Pastorella dall&apos;esprimere sul momento, con un nuovo canto improvviso, i sentimenti della sua grata riconoscenza per s\u00ec bel dono, ringraziando l&apos;intera adunanza colle pi\u00f9 eleganti ed affettuose espressioni. Dopo di che ebbe termine la solenne funzione con una lietissima sinfonia, accompagnata dai replicati applausi della numerosa e scelta udienza, composta anche in parte da varj {???} ragguardevoli personaggi esteri qui concorsi ad onorare la predetta adunanza, e ad ammirare il noto valore della celebrata Poetessa, in onor della quale vedevasi innalzata, nel mezzo del Proscenio di detto teatro, la seguente Iscrizione in forma lapidaria:<\/p>\n<p class=\"aei-setoff1\">C.V.C.<br \/>\nHONORI<br \/>\nAMARYLLIDIS<br \/>\nCERTAMEN &#8211; OLYMPICUM<br \/>\nCOLONIA &#8211; VIRGILIANA<br \/>\nINSTITUIT<br \/>\nRITU &#8211; SOLEMNI<br \/>\nAB &#8211; INSTAUR. OLYMP. I<br \/>\nANNO &#8211; IIII<\/p>\n<p>Anche nel carteggio dell&apos;Accademia Virgiliana v&apos;\u00e8 qualche lettera della Bandettini, ma insignificante. Con l&apos;ultima, del settembre 1808, manda una composizione, per la morte del suo amatissimo Bettinelli.<\/p>\n<p>(4) Cfr. Portioli, <i>Monumenti a Virgilio in Mantova<\/i>. Atti dell&apos;Accad. Virg.; 1877-78, p. 19; e Carnevali, <i>L&apos;Accademia, Virgilioi ed i Francesi<\/i>, ibid., 1884-85, pp. 185 sgg.<\/p>\n<p>(5) Dal voluminoso carteggio del Pindemonte col Bettinelli traggo questi passi relativi alla Bandettini:<\/p>\n<p><i>Venezia, 5 aprile 1800<\/i>: &quot;\u00c8 gi\u00e0 noto il suo arrivo, e moltissimi sono in gran desiderio d&apos;udirla&quot;.<\/p>\n<p><i>12 aprile<\/i>: &quot;Ella ha gi\u00e0 improvvisato privatamente e con grande applauso: credo che nella settimana ventura canter\u00e0 in pubblico. \u00c8 giunto il Duca di Ceri, suo amico, dall&apos;Ungheria&quot;.<\/p>\n<p><i>19 aprile<\/i>: &quot;Amarilli cant\u00f2 in pubblico con gran concorso ed applauso. Io non potei udirla, guardandomi dai luoghi pubblici pel caldo e per altre ragioni: ma l&apos;udr\u00f2 quanto prima in casa dell&apos;<i>inclita<\/i> Isabella (Albrizzi) e le dar\u00f2 forse un argomento con un sonetto&quot;.<\/p>\n<p><i>26 aprile<\/i>: &quot;Amarilli cant\u00f2 in casa Albrizzi con maggior felicit\u00e0 ancora che prima non avea fatto. Le mando ili sonetto, con cui le diedi un soggetto. Cant\u00f2 anche <i>la moglie d&apos;Admeto, Annibale in Capua<\/i> e <i>Piramo e Tisbe<\/i>; e verametne <i>crescebat eundo<\/i>. Fin\u00ec con un problema che io non udii perch\u00e8, oltre che il caldo cominciava ad affliggermi, niuno odia pi\u00f9 di me i problemi in poesia&quot;.<\/p>\n<p><i>3 maggio<\/i>: &quot;Ella sapr\u00e0 che l&apos;Amarilli ebbe per uditore in Padova un Cesarotti&quot;.<\/p>\n<p>Il Pindemonte, prima d&apos;allora, non s&apos;era mostrato troppo entusiasta della bandettini, e iil Bettinelli, pare, glie n&apos;aveva fatto rimprovero. A che il Pindemonte aveva ripsosto (lett. ultimo novembre 1799): &quot;Perch\u00e8 vorrebb&apos;ella ch&apos;io volentieri non lodassi Amarilli? Oltre che volentieri io do sempre lode a chi mi par meritarla, chi negarla potrebbe ad Amarilli Etrusca, se ancora fosse men brava, considerando le due condizioni in lei d&apos;improvvisatrice e di donna? Ma n\u00e8 improvvisatrice appar veramente nelle sue stampe, n\u00e8 donna, tanta \u00e8 l&apos;eleganza insimee e la robustezza de&apos; versi suoi&quot;.  <\/p>\n<p>(6)  Il Pindemonte scriveva ancora al Bettinelli (Novare, 13 agosto): &quot;Quanto ad Amarilli so che vuole recarsi a Vienna e non pi\u00f9&#8230; Assai felicemente cant\u00f2 su la sinistra dell&apos;Adige (?), e particolarmente le ottave su l&apos;apparizione dell&apos;ombra di Samuele furono, dicono Silvia e Murari, meravigliose&quot;. &#8212; E da Verona, poi, il 24 agosto: &quot;Quanto ad Amarilli mi viene scritto da Padova, che molto col\u00e0 si distinse e massimamente con delle ottave intorno ad Annibale. Che volete che io vi dica della canzone di lei che \u00e8 nella raccolta? Voi la chiamate di mio gusto, perch\u00e8 a voi pare che tute le cose veramente belle siano di gusto mio: ma io so quanto io sia lontano dall&apos;entusiasmo e dai voli di quella donna immortale: &quot;Pindarici fontis <i>quae<\/i> non expalluit haustus&quot;. <\/p>\n<p>(7) <i>Rime estemporanee di Amarilli Etrusca<\/i>, Verona, nella stamperia Giuliari, 1801. &#8212; Vi si trovan svolti pressoch\u00e8 tutti gli argomenti accennati in queste lettere. <\/p>\n<p>(8) Di che il Pindemonte al Bettinelli (lett. 2 agosto 1801). &quot;No, quel ritratto di Amarilli non \u00e8 somigliante&quot;.<\/p>\n<p>(9) Da una lettera del quale (Firenze, 16 aprile 1796) L&apos;Ademollo, <i?Art. cit.<\/i>, riferisce alcune linee velenose sul discredito in cui Amarilli sarebbe venuta a Roma dopo i primi trionfi. &quot;La Bandettini \u00e8 affatto caduta in Roma: io le ho fatto dare de&apos; temi ove il zibaldone non poteva aver luogo ed \u00e8 smascherata: ti potrei accludere molte lettere dello storico degli improvvisatori (il Cancellieri), ma basti l&apos;ultima e mostra ancor questa ai panegiristi bandettiniani; vi troverai ancor un&apos;ode fatta da questa falsa ispirata contro i lucchesi, perch\u00e8 non l&apos;hanno pensionata&quot;. La Bandettini compi\u00e8 dunque quanto aveva minacciato contro gli ingrati conterranei.<\/p>\n<p>(10) Lo chiama sprezzantemente &quot;messer lo calonaco&quot; e deve certamente alludere al Dionisi, che aveva allora pubblicato un suo libercolo <i>Dei vicendevoli amori di m. F. P. e di D. L.<\/i>, Verona, 1802.<\/p>\n<p>(11) Cfr. G. Vedova, <i>Ritratti e cenni biografici di sessanta letterate ed artiste italiane contemporanee<\/i>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"aei-one-line-down\"><strong>Notes:<\/strong><\/p>\n<div id=\"aei-blocktext\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/p><\/div>\n<dl id=\"aei-dl-meta-unimportant\">\n<dt>Collected by:<\/dt>\n<dd> FB<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luzio summarizes the correspondence between Teresa Bandettini (Amarilli Etrusca) and the Abbot Saverio Bettinelli.  Bandettini&#8217;s letters describe her poetry and performances in glowing terms, but the critic finds her work mediocre. While Luzio admires the fact that she continued to perform her poetry to support her family financially, her verses remain boring and tiresome.  <\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[27,134],"tags":[78,214,215,273,69,74,77,272,271],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/131"}],"collection":[{"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=131"}],"version-history":[{"count":19,"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/131\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3601,"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/131\/revisions\/3601"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=131"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=131"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=131"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}