{"id":149,"date":"2016-04-30T18:49:32","date_gmt":"2016-04-30T22:49:32","guid":{"rendered":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/?p=149"},"modified":"2017-04-09T12:46:26","modified_gmt":"2017-04-09T16:46:26","slug":"suid020","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/?p=149","title":{"rendered":"Benedetto Croce, &#8220;Problemi di letteratura italiana: la poesia estemporanea&#8221;"},"content":{"rendered":"<div id=\"aei-root\" lang=\"en-GB\"><!-- suid=20 --><\/p>\n<dl id=\"aei-dl-meta\">\n<dt>Performer Name:<\/dt>\n<dd>&nbsp;<\/dd>\n<dt>Performance Venue:<\/dt>\n<dd>&nbsp;<\/dd>\n<dt>Performance Date:<\/dt>\n<dd class=\"aei-half-line-below\">&nbsp;<\/dd>\n<dt>Author:<\/dt>\n<dd> Croce, Benedetto<\/dd>\n<dt>Date Written:<\/dt>\n<dd>&nbsp;<\/dd>\n<dt>Language:<\/dt>\n<dd class=\"aei-half-line-below\"> Italian<\/dd>\n<dt>Publication Title:<\/dt>\n<dd> Conversazioni critiche<\/dd>\n<dt>Article Title:<\/dt>\n<dd> Problemi di letteratura italiana: la poesia estemporanea<\/dd>\n<dt>Page Numbers:<\/dt>\n<dd> X:218-222<\/dd>\n<dt>Additional Info:<\/dt>\n<dd class=\"aei-half-line-below\"> 2nd edition<\/dd>\n<dt>Publisher:<\/dt>\n<dd> Laterza<\/dd>\n<dt>Place of Publication:<\/dt>\n<dd> Bari<\/dd>\n<dt>Date Published:<\/dt>\n<dd> 1924<\/dd>\n<\/dl>\n<p class=\"aei-one-line-down\"><strong>Text:<\/strong><\/p>\n<blockquote id=\"aei-blockquote\"  lang=\"it\">\n<p>La poesia estemporanea ha avuto, finalmente, una speciale monografia per opera della signorina dottoressa Vitagliano (1), la quale giustamente pensa che il culto della poesia improvvisa, rigoglioso, ininterrotto e rappresentato da nomi celebri nel tempo che va dal principio del Settecento sino alla met\u00e0 dell&apos;Ottocento, sia da ricongiungere con la letteratura formalistica, imitativa, melodica e vuota dell&apos;Arcadia, e poi con quella del volgare romanticismo. Ma appunto perci\u00f2 mi sembra che essa avrebbe fatto bene a restringere la sua trattazione a quel secolo e mezzo di fioritura degli improvvisatori, da Bernardino Perfetti al Regaldi e alla Milli. I primi sei capitoletti del suo volume, che risalgono molto in su nei tempi, e cio\u00e8 agli improvvisatori greci e romani, non solo sono assai poveri e troppo evidentemente prodotto di frettolosa compilazione, ma restano un fuor d&apos;opera; e se l&apos;autrice ha ben fatto ad escludere le poesie improvvisate che si debbono a poeti di meditazione (quasi non c&apos;\u00e8 poeta che non abbia, qualche volta, in momenti di buon umore, improvvisato), e se, non meno opportunamente, ha escluso la commedia improvvisata o dell&apos;arte, avrebbe dovuto altres\u00ed trascurare l&apos;apparire sporadico d&apos;improvvisatori nei secoli antecedenti al decimottavo, o accennarvi, per quel tanto che fosse apparso necessario, in una breve introduzione. Certo, la radice psicologica della poesia estemporanea \u00e8 sempre la stessa: ma la cosa non acquista una tal quale importanza storica se non quando si consolida in costumanza e forma tradizione, il che accadde in Italia dal 1700 al 1850. <\/p>\n<p>Confesso che non saprei risolvermi ad assegnare valore estetico alla poesia estemporanea; e questo giudizio negativo \u00e8 comprovato dai migliori saggi dei maggiori improvvisatori, che la Vitagliano viene offrendo. &quot;Se (la poesia) \u00e8 buona, la subitaneit\u00e0 le aumenta valore, perch\u00e9 anche la rapidit\u00e0, la immediatezza sono doti non ispregiabili della mente umana&quot; (p. 169). Neanche questo \u00e8 vero; <i>le temps ne fait rien \u00e0 l&apos;affaire<\/i>, diceva Alceste: come il molto tempo impiegatovi non detrae valore a un&apos;opera d&apos;arte, cos\u00ec non gliel&apos;accresce il poco. La ragione vera dell&apos;ammirazione per la poesia improvvisa \u00e8 detta dall&apos;autrice stessa, qualche pagina dopo: &quot;Si prova quasi l&apos;illusione d&apos;aver conosciuto pi\u00fa da vicino l&apos;estro, l&apos;ispirazione poetica, e d&apos;averla potuta toccare con mano&quot; (p. 172). Dove &quot;illusione&quot; \u00e8 da sottolineare. L&apos;ammirazione per la poesia estemporanea nasce dal falso e triviale concetto, che confonde e identifica la geniale spontaneit\u00e0 con la cortezza del tempo impiegato nella produzione (quasi al modo stesso che Bernardo Davanzati, nella sua traduzione di Tacito, scambiava, com&apos;\u00e8 stato detto, l&apos;esser breve con l&apos;esser corto). Al volgo non entra in mente che la vera spontaneit\u00e0 e sincerit\u00e0 \u00e8 di solito una lenta e faticosa acquisizione; e gli sembra perfino che coloro, che a lungo meditano l&apos;espressione dei loro affetti e rimutano e correggono meticolosamente le loro poesie e le loro lettere, siano poco sinceri. Ma la spontaneit\u00e0 vera \u00e8 un ripiegarsi sopra s\u00e9 stessi per iscoprire il meglio di s\u00e9 stessi; laddove l&apos;improvvisazione \u00e8 la forma rettorica e teatrale della spontaneit\u00e0.<\/p>\n<p>Sotto l&apos;aspetto della patologia letteraria, la poesia estemporanea italiana \u00e8 molto significante. Essa era cosa possibile solamente in un paese di vecchia letteratura; e sembrava quasi una <i>reductio ad absurdum<\/i> della poesia vuota e accademica della decadenza italiana. La poesia estemporanea (come ben nota l&apos;autrice) si cinse di un&apos;aureola simpatica nel periodo delle rivoluzioni e del risorgimento, allorch\u00e9 form\u00f2 uno dei tanti strumenti della propaganda liberale e patriottica. Pure, lo strumento resta sempre deplorevole; quasi come sarebbe una propaganda patriottica fatta da donnine allegre, adornanti la loro procacit\u00e0 di nastri tricolori. N\u00e9 vale ricordare che il mestiere dell&apos;improvvisatore richiedeva tali sforzi cerebro-nervosi da produrre, dopo qualche tempo in chi lo esercitava, l&apos;esaurimento, i mali cardiaci e i colpi apoplettici (pp. 174-176). Per l&apos;appunto il medesimo accade ai <i>clowns<\/i> e ai funamboli: il che li rende certamente degni di compassione, ma non gi\u00e0 rispettabili. \u00c8 un bel segno di progresso che l&apos;Italia abbia perduto ormai, da quasi cinquant&apos;anni, questa sua &quot;gloria&quot;, come \u00e8 andata perdendo quella degli &quot;avventurieri&quot;, che prima spargeva per tutto nel mondo, prodotto nazionale. Se qualche improvvisatore o improvvisatrice va ancora in giro, riceve ora non pi\u00fa le corone d&apos;alloro e i trionfi capitolini, ma le poco oneste accoglienze che si usano nei caff\u00e9-concerti ai tenori e ai baritoni sfiatati.  <\/p>\n<p>Non star\u00f2 a notare qualche svista commessa dalla signorina Vitagliano nel corso del suo diligente lavoro, ma noter\u00f2 qualche aggiunta; e, anzitutto, per la bibliografia, il <i>Parnaso degli estemporanei<\/i> che vide la luce in Napoli, tipografia Trani, 1828. Tra gl&apos;improvvisatori conveniva non dimenticare Luigi Serio (1744-99), pel quale si veda un mio scritto (<i>Profili e aneddoti settecenteschi<\/i> (2), pp.245-52). Andava anche in giro improvvisando, sulla fine del Settecento, un Angelo Talassi, ferrarese (<i>Teatri di Napoli<\/i>, pirma ediz., pp. 619-20), che fu a lungo in Portogallo e scrisse un poema: <i>L&apos;Olmo<\/i>. Sul Crudeli era da ricordare la monografia dello Sbigoli (Milano, 1884), e sul Fagiuoli quella del Baccini (Firenze, 1886): sullo Stratico, oltre i <i>M\u00e9morises<\/i> del Casanova, l&apos;opuscolo dell&apos;Ademollo, <i>Gian Domanico Stratico<\/i> (Roma, 1883): sull&apos;Ordine dei Cavalieri olimpici, creato da Corilla, i documenti da me rinvenuti (<i>Profili<\/i>, cit. pp. 129-132). Degli improvvisatori si parla molto nei libri stranieri, di viaggi in Italia, per es., nel Lalande, <i>Voyage en Italie<\/i>, V, 464-5, e nel Volkmann, <i>Nachrichten<\/i>, I, 642-3. Gaspare Mollo, dei duchi di Lusciano, fu autore di una famosa parodia dell&apos;Alfieri, <i>Socrate<\/i>, e di una <i>Scelta di poesie liriche<\/i> (Parigi, 1831), intorno alla quale si legge un articolo nelle <i>Opere inedite o rare<\/i> del Monti (ediz. di Napoli, 1851, pp. 141-3). Pel secolo decimonono conveniva ricordare l&apos;Angelica Palli (1798-1875), che improvvisava scene tragiche in italiano e in francese (si veda intorno a lei una nota del Martini, <i>Epistolario di G. Giusti<\/i>, I, 300). Della Beatrice di Pian degli Ontani discorrono a lungo Teresa Fieschi Ravaschieri, <i>L&apos;Abetone pistoiese<\/i> (Napoli, 1880), e lo Zumbini in un articolo stampato in una strenna e ristampato nel periodico napoletano <i>G.B. Basile<\/i>, III, n. 4. Sul Quattromani si pu\u00f2 consultare l&apos;Ulloa, <i>Pens\u00e9es et souvenirs de la litt\u00e9r, du royaume de Naples<\/i>, I, 124; dove anche \u00e8 il nome di &quot;<i>un enfant merveilleux<\/i>, di un fanciullo di nove anni, che improvvisava eleganti versi, Carlo Pace, che io ho conosciuto vecchio, e del quale scrissi un breve ricordo e pubblicai qualche verso in una strenna (v. ora <i>Curiosit\u00e0 storiche<\/i>, Napoli, 1921, pp.210-15). E forse un cenno avrebbero meritato gli aneddoti sugli improvvisatori, se non fossero di solito assai sboccati. Ne rammenter\u00f2 uno che \u00e8 invece gonfio di liberalismo e che io ho udito narrare nella mia fanciullezza: ne \u00e8 protagonista Gabriele Rossetti, il quale, non so in quale cerimonia festiva della rivoluzione del 1820, si present\u00f2, in pubblico cinto di sciabola; e avendo il nuovo arnese, pendente al fianco del poeta, suscitato qualche sorriso, egli rispose fieramente, improvvisando:<\/p>\n<p class=\"aei-setoff1\">Questa spada, che a fianco mi pende,<br \/> <br \/>\nfatta a foggia di pallida luna,<br \/>\nlavorata \u00e8 da mastro Labruna,<br \/>\natta a mieter le teste dei re!<\/p>\n<p>Il Labruna era un assai stimato fabbricante napoletano di armi, di quei tempi.<\/p>\n<p>(1) Adele Vitagliano, <i>Storia della poesia estemporanea italiana dalle origini ai giorni nostri<\/i>. (Roma: Loescher, 1905).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"aei-one-line-down\"><strong>Notes:<\/strong><\/p>\n<div id=\"aei-blocktext\">\n<\/p><\/div>\n<dl id=\"aei-dl-meta-unimportant\">\n<dt>Collected by:<\/dt>\n<dd> FB<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In his review of Adele Vitagliano&#8217;s book on improvisatori, Croce points out the main flaws of the work. He argues that the author dedicates too much of the book to Greek and Roman improvisatori. In his opinion, Vitagliano should have focused more on improvisatori of the eighteenth and nineteenth centuries. He suggests additional bibliographic entries. <\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[27,134],"tags":[242,243,244],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/149"}],"collection":[{"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=149"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/149\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3587,"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/149\/revisions\/3587"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=149"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=149"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/romanticimprov.utoronto.ca\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=149"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}