“Esperimento di Poesia tragica estemporanea, di Luigi Cicconi”

In this review, the author praises Cicconi for his success with improvised tragedies in Turin and Florence. However, Cicconi did not enjoy the same success in Milan because an improvised tragedy is difficult to realize even though Cicconi’s talents are noteworthy. The reviewer suggests that Cicconi study tragedy more fully with a view to producing a written work in the genre.

Performer Name:
Cicconi
Performance Venue:
Milano, Teatro della Canobbiana
Performance Date:
April 1833
Author:
 
Date Written:
1833
Language:
Italian
Publication Title:
L’Eco: giornale di scienze, lettere, arti, mode e teatri
Article Title:
Esperimento di Poesia tragica estemporanea, di Luigi Cicconi
Page Numbers:
159
Additional Info:
3 April 1833 issue (Vol. 6, No. 40)
Publisher:
 
Place of Publication:
Venice
Date Published:
1833

Text:

Sabbato [sic] sera il signor Luigi Cicconi fece, nel Teatro della Canobbiana, un secondo esperimento di poesia tragica estemporanea. – Noi non abbiamo mai dubitato della lealtà del sig. Cicconi nella sua pericolosa professione; ci pregiamo anzi di conoscerlo amichevolmente, e di avere imparato a stimarne così l'animo come l'ingegno: di che abbiamo desiderato potergli dare una pubblica prova. Ma lo ripetiamo: pericolosa è la sua professione. Perchè se a pochi toccano in sorte il giudizio e il furore poetico; a pochissimi poi, anzi forse a nessuno, è da credere conceduto questo massimo privilegio, di poter quando vogliano e aprir l'animo all'entusiasmo, e conservar nel tumulto dell'inspirazione il suo seggio al giudizio, da cui finalmente dipende la perfezione delle opere tutte delle arti. Di questo singolar privilegio die' prova il sig. Cicconi in alcune città d'Italia; e ne fanno sicura testimonianza, non solamente la Parisina improvvisata da lui a Torino (e di cui fu parlato in questo Giornale), ma sì anche le lodi che a Firenze ed altrove gli tributarono giudici imparziali e sapienti. Laonde se i due sperimenti fatti in Milano non gli riuscirono così felici come altrove, ben potè questo capriccio della fortuna defraudare a noi quel diletto che ci eravamo promesso dal suo ingegno; togliere a lui l'acquistata riputazione crediamo che non potrà, se non forse nel giudizio di coloro i quali non considerano la somma difficoltà dell'impresa, e le molte circostanze da cui può esserne contrariato l'adempimento. Se non fosse consentito da tutti che l'improvvisare una tragedia è cosa stranamente difficile, sarebbe irragionevole la maraviglia che desta chiunque non si spaventa di farne sperienza: ma forse più irragionevole ancora è il concorrere alla promessa di cosa tenuta difficilissima e quasi impossibile; e meravigliarsi poi se l'effetto non rispose pienamente al desiderio. Diciamo al desiderio, e non all' aspettazione; perchè una buona tragedia improvvisa molti possono desiderarla, pochissimi al certo sono coloro che si promettano mai di sentirla.

E noi pure, per l'onore del sig. Cicconi, avremmo desiderato che i suoi sperimenti avessero corrisposto in Milano a quelli ch'ei fece in Torino e in Firenze; ma sebbene crediamo che, fino ad un certo punto, possa in alcuni pochi abituarsi la simultanea operazione della fantasia e del giudizio, e fra questi pochi ascriviamo il sig. Cicconi; non ci aspetteremo però di sentir mai nè da lui nè da altri perfette tragedie improvvise. Dialoghi forti, ingegnosi; soliloquii ridondanti di affetto; cori, o canzoni liriche con belle immagini e con facilità di versi e di rime: ecco quella che si può con qualche ragionevolezza richiedere da un improvvisatore; e questo appunto il sig. Cicconi ci ha dato. Perchè quando affermiamo che le due prove fatte in Milano gli riuscirono poco felici, vogliamo dire che egli vi s'è mostrato minore di sè, non però minore degli altri. Molte belle inspirazioni egli espresse con felicità nella Beatrice Tenda, che fu quasi un torrente di poesia, da cui potea venirgli una lode compiuta, se il giudizio fosse stato pronto sempre e potente a guidarla verso il fine porposto. Del Berengario poi la memoria ci suggerisce i seguenti versi:

O garzoni feroci bollenti,
Chi vi diede l'istinto dell'ira
Su quel suolo ove dolce sospira
L'aura e l'onda incantata d'amor?

Questi sono senza dubbio bei versi; nè furono soli di cotal tempra; nè passarono inosservati degli uditori, i quali con applausi non infrequenti mostrarono di ben apprezzare la lotta di un nobile ingegno combattuto forse da molte avverse circostanze; e valeva per mille il solo aspetto di un teatro quasi deserto. Ma alcuni preoccupati dalla promessa di una tragedia, poichè videro uscir vana la loro aspettazione, vorranno forse giudicare severamente di lui; e per ciò che non fece, gli negheranno la lode del fatto: nè può lamentarsi a dir vero, di essere giudicato, con qualche severità chi si pone colle sue promesse fuori della schiera comune. Quanto a noi, come non avremmo creduto di ascirvere tutto a merito del sig. Cicconi ciò che una propizia fortuna poteva prestargli nei due sperimenti ai quali abbiamo assistito; così dall'esito poco felice non piglieremo occasione nè per iscreditare il suo ingengo nè per consigliarlo a lasciar quella via in cui si è posto. L'opinione che abbiamo di lui e del suo ingegno non può mutarsi per uno di quei casi ai quali la schiera degl'improvvisanti necessariamente va esposta; e quando o la ostinata contrarietà della fortuna, o la severità della critica o il suo proprio giudizio potessero persuadergli di abbandonare la poesia improvvisa, non crederemmo perciò che una tanta potenza di fantasia e di mente avesse finita la sua illustre carriera. Ma dopo alcuni anni di taciti studi ci aspetteremmo di vederlo, come quell'antico Greco, recar nel cospetto di tutta la nazione una tragedia pensata, a far testimonianza di quel valore che ora, improvvisando, commette all'arbitrio della fortuna.

Notes:

Collected by:
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